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“Self Portrait (Eyes Closed)”. Taken by Warhol in 1979.
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redoxmagazine:

Redox for Galleria del Sale / Artist’s interview: CONAN
by Claudia Puddu
Photos by Beatrice Schivo and Claudio Valenti

-When did you start with this works and why?
I started fifteen years ago, looking at the graffiti all over the walls of Cagliari and trying to understand their meaning. Then I tried to do the same. But you know, I am still trying to figure out the meaning of everything that I see painted on a wall. I am in a continuous work in progress. 



-Do you have some iconical characters that you prefer to represent while painting?
I write. Since the very beginning I have painted for my own pleasure and during my studies, but I really do love write. I do calligraphy and graphics in every way e with all kind of instruments. 



-Which is you ideal setting?
I am versatile. As I do love using all kind of instrument to write, I do love write on every surface. It also depends on the situation; for example, if I am writing in the street I have different modalities resulting from the fact that I have to concentrate my work in a little time lapse. 



-Can you tell us the difference between street art, graffiti and wall painting? Have you been influenced by some of these inclination?
I’m really fond of the basics, so let’s start with the murales: they originate from the mexican culture, which commonly re-elaborates folk themes and represents traditional situations. Graffiti, on the other hand, are naturally born clandestine, as a protest act invading the public space. Street art is a new form of muralism, and the only one that can be three-dimensional and two-dimensional both. I said before that graffiti are an unwanted discipline, the opposite of street art, which we can find in the urban space as the form of allowed projects re-qualifying the territory. It is about various arts, including graffiti and pop, and then minimalism.

-What do you want to answer to those that are still disapproving street art and call into question its value?
I would tell them that art is both free and freeing, and that we cannot define as art only the one we find inside a frame. This kind of art invades the urban space, but my impression is that sometimes the attention is diverted from what the real problems are. Let me explain: the problem is not a painted wall, the problem is a wall that is falling into pieces, just like the problem is not a painted train, but the train coming late. Disapproving the painting, is often just a way to change the subject matter. This is a form of art that insists on personal emancipation, making art against everyone.

redoxmagazine:

Redox per Galleria del Sale: Prima settimana
reportage di Claudia Puddu
fotografie di Beatrice Schivo e Claudio Valenti


Read the article in english tomorrow!

La chiamano street art, li chiamano graffiti, li chiamano pittura sul muro; con il mio taccuino percorro il porticciolo di Su Siccu scovando, in fondo a sinistra, una piccola stradina che conduce alla pista ciclabile, curiosa di saperne di più a riguardo. La via del Sale ti fa sentire, per qualche minuto, nel Nuovo Messico: strada stretta, arancione, piccoli marciapiedi per i pedoni, sterpaglia incolta e un silenzio di quelli che ti isolano, di quelli che non ti fanno venir voglia di mettere le cuffie alle orecchie per contrastare il rumore. Una bella via, la via del Sale. I ciclisti sfrecciano alla mia sinistra, composti, con i loro caschetti e i loro giubbetti catarifrangenti e seguendoli arrivo a quella che per queste due settimane sarà una galleria a cielo aperto. Le tele saranno i muri dei cavalcavia che sovrastano la pista ciclabile che collega il porto di Su Siccu a Viale La Palma. La chiamano street art, li chiamano graffiti, li chiamano pittura sul muro: per andare oltre il nozionismo e le sue dovute differenziazioni credo che parlare di opere, in maniera più generica, ma forse anche più completa, sia più corretto nei confronti degli artisti che non vogliono essere compressi all’interno di una definizione. Al mio arrivo sotto il primo cavalcavia, quello che sarà a disposizione di UFOE e di LA FILLE BERTHA, regna ancora una calma densa di lavoro preparatorio. I protagonisti principali di questo fine settimana non sono ancora arrivati, ma già il posto brulica di tutti quelli che saranno i co-protagonisti dell’evento; in primo luogo i ragazzi dell’Urban Center che portano sulle spalle lo stress e gli imprevisti che colpiscono gli organizzatori di ogni evento, poi i giornalisti delle più diffuse testate giornalistiche sarde e poi io e i due fotografi che mi accompagnano, Beatrice e Claudio. Dopo un primo sopralluogo degli spazi inizio a guardarmi attorno con più attenzione. L’impatto cromatico che ricevo dal posto è un po’ deprimente; il canale, costeggiato da cespugli ed erbacce è di un poco invitante color verde, i muri recano i segni di decenni di manifesti di Moira Orfei attaccati sopra, mentre quelli già ripuliti sono di una variegata gamma di grigi. Mi dico che in un posto come questo un tocco di colore gioverebbe di certo e pian piano inizio a rivalutare la presenza del canale e della natura incolta intorno ai muri, chiedendomi come gli ospiti useranno il luogo per contestualizzare le loro opere. Il tema è stato dato loro dagli organizzatori ed è, appunto, la natura. Natura che viene spesso utilizzata come soggetto fondante da artisti come CRISA e TELLAS, che lavoreranno sotto Ponte Vittorio. Oltre il canale si impone alla vista lo stadio di Sant’Elia, davanti al quale lavorerà l’artista fiorentino ZED1, in trasferta cagliaritana per farci conoscere in presa diretta il suo lavoro. La prima giornata è caratterizzata dall’attesa degli artisti. I preparativi, infatti, sono lunghi. I ragazzi dell’Urban Center iniziano a trasportare vernici e pennelli da un ponte all’altro della pista ciclabile, cercando di evitare collisioni con i ciclisti, alcuni dei quali, incuriositi, si fermano davanti al banchetto degli organizzatori; mi chiedono informazioni, si domandano cosa stia succedendo e il perché delle strisce che delimitano lo spazio di lavoro degli artisti. Rispondono con sorrisi e cenni d’assenso alle mie spiegazioni e promettono di tornare nel pomeriggio. Promessa che viene rispettata, soprattutto da una famiglia che, non paga di aver aspettato con i figli l’arrivo dei primi artisti, inizia a percorrere la pista ciclabile per informare chiunque incrocino dell’evento che sta per iniziare.

Gli artisti, alla spicciolata, iniziano a organizzarsi. ZED1 arriva, rimira il muro da una parte e dall’altra, chiede pertica e scale e immediatamente si mette al lavoro. Maledicendomi per non aver noleggiato una bicicletta cammino per una buona mezz’ora, mi siedo con lui sul marciapiede davanti allo Stadio e stiamo assieme a guardare le prime tracce del suo lavoro e a chiacchierare circa quello che sarà l’effetto conclusivo. Mi rilascia la prima intervista dell’evento e mi parla, quasi con affetto, della parte illegale della street art, ovvero del mondo writer, poiché se ora si possono avere delle convenzioni per dipingere i muri è possibile solo grazie a chi ha pian piano reso legale una pratica prima illegale quasi in toto. Mentre ascolto questo ragazzone barbuto che da più di vent’anni lavora in tutte le parti del mondo, sorrido vedendo i ragazzi dell’Urban Center che iniziano a chiedere delle biciclette in prestito ai passanti incuriositi, per riuscire a muoversi più agevolmente. Appunto sul mio taccuino “secchi di vernici dentro il cestino di una graziella” e, non so bene perché, quest’immagine mi sembra molto poetica; sarà che è bello vedere come gli sforzi di tanti giovani ragazzi che fanno uso del proprio tempo per cercare di apportare benefici alla loro città, vengano ripagati anche se con un gesto semplice come prestare delle biciclette. Passo la maggior parte del pomeriggio a osservare UFOE, TELLAS, CRISA, LA FILLE BERTHA che preparano il muro per dipingerlo. La vernice bianca scorre, per coprire quello che c’è sotto, sia esso il grigiume del muro stesso oppure dei disegni precedenti. Mentre faccio la spola tra l’inizio della pista ciclabile e Ponte Vittorio, mi imbatto nel muro di CONAN e, soprattutto, mi imbatto nel suo passamontagna. Mi siedo con lui su di un gradino davanti al suo muro, che dà sull’Asse Mediano. Una posizione un po’ scomoda, attaccata alla strada, con poca possibilità di spostarsi per vedere l’opera da lontano, nella sua interezza. Mentre si gira una sigaretta e lo intervisto, sempre con addosso il passamontagna, cerco di capire di più circa la comunità dei graffiti e quella dei murales (o pittura su muro); mi spiega infatti di come i murales provengano dalla tradizione popolare messicana, e di come la street art sia anche tridimensionale (basti pensare alle serie infilate dentro i muri) e spazi dal pop al minimalismo, mentre i graffiti siano più una manifestazione autorefenziale ed egocentrica di un mondo a sé. Mentre la conversazione spazia dal nozionismo più sfrenato all’analisi attenta dell’espressione cagliaritana “telarsi”, si aggiunge a noi CRISA, in sella all’ennesima bicicletta presa in prestito e alla ricerca di pennelli.

Sabato pomeriggio la macchia di vernice verde scusa di CRISA inizia a popolarsi di dettagli, seguendo la sua poetica, quella della natura che invade e quasi prende il sopravvento sulla metropoli, e il suo disegno si interseca con le diverse sfumature di blu del disegno di TELLAS. I due infatti, come mi spiega CRISA, lavorano spesso assieme e i loro disegni si sovrappongono e si invadono a vicenda. Parliamo dei suoi progetti, non solo quelli in Sardegna, ma anche quelli all’estero e continuo nella ricerca tra le differenze tra l’arte dei graffiti e quella che CRISA definisce pittura su muro. Mi dice infatti che una cosa solo i graffiti con le bombolette spray, ben altra cosa è la pittura su muro, mentre la street art è più genericamente tutto quello che interagisce con la strada, che sia una performance o che sia un’installazione. Imparato il saluto usato sempre da CONAN ce lo scambiamo ad ogni mio passaggio davanti al suo muro, finché non arriva il mio personalissimo riconoscimento: un passante sulla sessantina si ferma davanti a me, mi scruta curioso e mi chiede se fossi anche io una writers. Dice davvero così, una writers. Sorridendo, gli indico i veri writers e lui si dirige a balzelli verso di loro. L’evento di Street Art è organizzato dall’associazione Urban Center Cagliari, nell’ambito del progetto “Iniziative di creatività urbana – Inter20”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile. Questo vuole ovviamente dire che si hanno tutte le autorizzazioni necessarie da parte del comune, ma quando la polizia municipale si ferma nei pressi dello stadio e si avvicina al fiorentino ZED1, ammetto il mio pregiudizio: ero certa volessero fare controlli sulle autorizzazioni e già mi lamentavo su come fosse possibile che non sapessero dell’evento, quand’ecco che li sentiamo urlare, al di là del canale: “complimenti per i lavori, sono bellissimi”, per poi mettersi anche loro seduti a chiacchierare con i vari artisti. Intanto gli Sconvolts del Cagliari, in attesa della partita di Coppa Italia Cagliari-Catania si mettono tutti in fila a fare pipì sui muri. Ah, se solo avessi avuto una macchina fotografica o uno dei fotografi di Redox a disposizione in quel momento. Intervisto LA FILLE BERTHA e UFOE mentre sono impegnati a ultimare le loro opere con le firme; LA FILLE BERTHA è molto netta circa la distinzione tra murales, graffiti e street art. Per lei l’unica definizione è pittura su muro, sia essa legale o meno, sia lettering o altro. Semplicemente, pittura su muro. UFOE mi si avvicina preoccupato, chiedendomi di non far apparire nell’intervista a lui dedicata la definizione street art legata al suo lavoro, poiché non se ne sente rappresentato. Dopo averlo tranquillizzato, mi spiega che lui si basa soltanto muralismo e sul writing. Questi primi cinque artisti mi hanno dato in pochi giorni diverse opinioni circa quello che per loro significa dipingere sui muri ed è evidente come si sentano rappresentati da stili e mondi diversi gli uni dagli altri. Ritrovo però in tutti quanti la stessa voglia di esprimere la propria arte come liberazione personale, interagendo e creando una narrazione vera e propria con le superficie con la quale lavorano.

Domenica i lavori vengono ultimati, gli ultimi dettagli vengono curati, le vernici ritirate, i pennelli riposti e i piccoli cantieri smontati. La mia ricerca circa il mondo dei graffiti, dei murales, della street art continuerà e si dovrà aspettare il reportage di lunedì prossimo per conoscere le mie personalissime conclusioni (e le personali opinioni degli artisti, ai quali ho posto una domanda ad hoc per cercare di spiegare il più possibile cosa fanno e perché lo fanno), ma posso terminare questo primo articolo con una considerazione di carattere prettamente emotivo; camminare dentro, sopra, sotto e affianco alla Galleria del Sale è stato un forte brainstorming di emozioni e di ricordi. Tutti gli artisti disegnano e dipingono da più di un decennio e presentano dei lavori maturi, all’interno dei quali si rispecchia la loro evoluzione non solo umana, ma anche artistica. Nonostante questo, mentre guardavo le opere degli artisti cagliaritani, riconoscevo qualcosa, un piccolo dettaglio, un preciso tratto, i quali mi ricordavano di quel muro vicino al mio liceo, o quel tratto percorso dall’autobus ogni mattina, quando dal finestrino scrutavo assonnata la città e di sfuggita imprimevo nella mia mente fotografie mentali che sono tornate a galla grazie a dei dettagli trovati nei dipinti di domenica o grazie alle chiacchierate con ogni artista. Il momento è stato catartico: Cagliari è bella, in ogni suo singolo muro.

Potete seguire l’evento sulla pagina Facebook di Urban Center Cagliari o su quella di Galleria del Sale.

redoxmagazine:

Here’s another preview by Claudio Valenti from the reportage coming out today on Redox! 
#GalleriaDelSale
redoxmagazine:

Redox for #GalleriaDelSale
Galleria Del Sale is an italian street art project based in Cagliari, Sardinia, and hosted by the Urban Center, that will take place from today to the 31st of August. Some of the most famous national and international street artists will be there to re-qualify and decorate the territory, and guess who will be there too? Us! We will cover the whole event, we called for the occasion two amazing photographers to do the dirty job: Beatrice Schivo (that was on Redox at the very beginning of our journey) and Claudio Valenti. Our dearest collaborator, Claudia Puddu, will follow them and stalk the artists for the interviews that we will be publishing during the week. But that’s not all, in addition to that, on mondays (the 25th and the 1st) we will have two articles reporting the whole action of the week. You will feel like being there, promise.

nevver:

Career R.I.P.

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Until the day we die